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Istanbul – correva (passeggiava) l’anno 2012

Strano anno il 2012. Nonostante i miei lievi dubbi sulle scienze aeronautiche, il luogo in cui mi sentivo più al sicuro era proprio la cabina di un aereo, meglio ancora se della Turkish Airlines, che in quell’anno risultava essere la miglior compagnia aerea al mondo. Quindi dopo aver perso la possibilità di volare a Istanbul a febbraio causa neve, ci riprovo in marzo e, finalmente, dopo “appena” 2 ore e mezza di viaggio si atterra all’aeroporto di Atatürk.

Arrivo a Istanbul

Dall’aeroporto cerco di capire come raggiungere l’albergo. È abbastanza tardi, ho uno “zainone” in spalla e sono stanchissimo ma non rinuncio a prendere un autobus e poi il tram invece di un comodo e veloce taxi. Nel tram iniziamo abbastanza bene, qualcuno cerca di rubarmi il portafogli (che non ho) dalla tasca posteriore dei pantaloni, quindi alla terza palpatina di culo mi volto e, in segno di apprezzamento, strizzo l’occhio e mando un bacetto al gentiluomo alle mie spalle che finalmente rinuncia all’inutile tentativo di furto e se ne va.

La ricerca dell’albergo

In qualche modo capisco che l’albergo è vicino alla stazione di Sirkeci, stazione dalla quale partiva (parte?) l’Orient Express, e dopo due cambi, riesco persino a scendere alla fermata corretta. Nel tratto di strada che percorro a piedi e che dovrebbe portare all’albergo, vengo fermato da un buttadentro di un locale nei dintorni (strano me ne aspettavo molti di più in giro), che mi invita a entrare a bere una birra. Sono le 22. Trafelato, sudato (anche se è marzo e fa freddo), sporco e appesantito gli dico che vorrei prima arrivare in albergo, che non riesco a trovare, e poi promesso (giurin giurello) torno a bere una birra. Non credo abbia capito molto, ma gli dico il nome dell’albergo e lui indica in alto alle mie spalle… Mi giro alzo la testa ed è proprio lì dall’altra parte della strada. Come promesso, dopo una veloce rinfrescata, torno nel locale per prendere una birra – bettolaccia fantastica, io e la mia compagna chiuderemo qui tutte le sere della nostra permanenza a Istanbul, su un terrazzone coperto, in mezzo ad anziani del luogo che bevono raki con acqua e giocano a carte.

La posizione dell’albergo risulta abbastanza comoda e asseconda le mie solite intenzioni di visitare il più possibile la città a piedi. Istanbul è immensa (conta circa 15 milioni di abitanti) e in una settimana riesco a visitare poche “attrazioni turistiche” ma, in compenso, per citare il solito Michele Apicella, “vedo gente e faccio cose” e mi innamoro di questa meravigliosa città che mi lascia la voglia di tornare a visitarla al più presto.

Luoghi visitati

Il primo posto visitato è un museo del quale non ricordo neanche il nome… va be’ me ne farò una ragione.

Ayasofya

Subito dopo mi dirigo ad Ayasofya, la Basilica di santa Sofia (nel senso di sapienza) che nasce come chiesa bizantina per poi diventare moschea e infine museo. Appena entrato credo di aver provato la mia prima sindrome di Stendhal, ma non mi reputo così sensibile quindi magari si trattava solo di agorafobia… è un luogo immenso, manca l’aria a guardarlo.

Bosforus Bosforus

Alloggiando vicino al ponte di Galata non si può evitare il canto delle sirene, più che altro dei sireni con i baffi, che ti invitano a prendere parte a una delle crociere sul bosforo al grido di “Bosforus Bosforus”. A marzo era abbastanza freddo, ma la crociera va assolutamente fatta. Ti permette di vedere la città da un altro punto di vista e scoprire altri luoghi da visitare magari a piedi.

Gran Bazar

Il gran bazar è una tappa obbligata per chiunque visiti la città, un enorme labirinto di negozi e negozietti che vendono di tutto e palestra per chiunque voglia intraprendere una carriera nel marketing.

Nonostante la mia indiscussa terronaggine sono totalmente inadatto a trattare sul prezzo e in questo luogo non contrattare è un offesa al commerciante e a tutta la sua famiglia.

C’è un rituale e dei tempi da rispettare. Si inizia a parlare del più e del meno, da dove vieni, cosa fai, la tua ultima visita dal proctologo e via discorrendo, quindi si viene invitati a bere del tè e si inizia la trattativa. Nel caso non si giunga a un accordo, se si ritorna nel negozio il giorno seguente, si viene riconosciuti e la contrattazione riparte dal prezzo minimo stabilito il giorno precedente, il prezzo al quale siete andati via insomma.

Totalmente incapace di contrattare, vengo definitivamente umiliato quando assisto a una scena di perfetta trattativa gestita da una tedesca, con proposta di prezzo a un quarto rispetto a quello di cartellino, finta di lasciare il negozio, inseguimento da parte del commerciante, smarcamento a sinistra e ripartenza sprint da prezzo ancora più basso.

Depresso, sicuro di aver dato un dispiacere a qualunque massaia italica e di avere sulla coscienza 5 o 6 mamme meridionali, mi infilo in un cunicolo del gran bazar che si apre in un atrio interno: il “quartiere” dei lavoratori dell’argento. Un posto silenzioso, senza tutta la folla del mercato e con un loggiato dove alcuni anziani ci liberano i posti a un tavolino, ci invitano a vedere come si lavora l’argento e a bere un tè (dall’uomo della foto 19).

——- Questo articolo non vuole essere una guida, non ricordo bene i posti, non ho voglia di scriverlo in un’unica soluzione (quindi continuerò quando ne ho voglia) e non credo qualcuno arriverà fin qui a leggerlo, ma vuole essere solo un ricordo d’accompagnamento a qualche mia foto.

 

 

se prorpio devi...

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Basilica di Ayasofia
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Basilica di Ayasofia - vista dalla navata
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La moschea Blu - Sultan Ahmet camii
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Le cupole della moschea Blu - Sultan Ahmet camii viste da Ayasofia
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Una strada di Istanbul
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Yeni camii vista dal ponte di Galata
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Museo d'arte moderna
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A spasso sul bosforo
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Casa sul Bosforo - A spasso sul bosforo
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Bazar delle spezie
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Istanbul - Bazar delle spezie
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Scene di strada
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Moschea blu - Sultan Ahmet camii
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Moschea blu - La cupola
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Sultan Ahmet camii - la cupla. È abbastanza chiaro il perché del Moschea blu
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Sultan Ahmet camii - Moschea blu l'esterno
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Relax mentre si fuma un narghilè e si annusa un bocciolo di rosa per il te
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Palazzo Topkapi - una guardia passa il tempo con il cellulare
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Vista sul Bosforo
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Tè in un antro nascosto del Gran bazar
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Gabbiani sul Bosforo - altro che hitchcock
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Istanbul - quartiere Ayvansaray, distretto di Fatih
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Ayvansaray - casa colorata
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Istanbul - quartiere Ayvansaray, imbarcadero
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Fish kebap
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